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Agente di commercio: Enasarco 2026, massimali e chi deve iscriversi

Aliquota al 17%, massimali che cambiano tra monomandatario e plurimandatario, FIRR alla cessazione. Cosa cambia per l'azienda che affida le vendite a un agente di commercio nel 2026, in numeri.

Redazione Vendite B2B · 3 agosto 2026

Borsa da lavoro in pelle sul sedile di un'auto all'alba in autostrada

Chi affida la vendita a un agente di commercio deve iscriverlo all’Enasarco entro 30 giorni dall’inizio del rapporto: è un obbligo del preponente, non dell’agente, e vale per ogni mandato di agenzia stabile e continuativo, non per le collaborazioni occasionali (Fondazione Enasarco, come si calcola il contributo previdenziale).

Perché ti riguarda

Il contributo Enasarco per il 2026 resta al 17% delle provvigioni, diviso a metà: 8,5% a carico dell’agente e 8,5% a carico dell’azienda che lo ha nominato (Fondazione Enasarco, minimali e massimali 2026). Il costo previdenziale minimo cambia però con la struttura del mandato: un agente monomandatario, che lavora solo per te, ha un massimale provvigionale annuo di 45.717 euro e un minimale di 1.026 euro; un agente plurimandatario, che lavora anche per altre aziende, ha un massimale di 30.478 euro e un minimale più basso, 515 euro. Chi vuole un agente dedicato ed esclusivo parte quindi da un contributo minimo più alto fin dal primo anno; chi condivide l’agente con altri mandanti parte da una base più bassa, ma condivide anche l’attenzione commerciale di quella persona con interessi che non sono i suoi.

Chi deve iscriversi e chi versa il contributo?

L’iscrizione riguarda ogni rapporto di agenzia stabile, non le prestazioni occasionali fatturate a episodio: la responsabilità di aprire la posizione è della ditta preponente, che deve farlo entro 30 giorni dall’inizio del mandato. Il versamento del contributo è trimestrale, con scadenza entro il ventesimo giorno del secondo mese successivo al trimestre di competenza. Chi salta un versamento accumula un debito previdenziale di cui risponde comunque l’azienda, anche se la quota dell’8,5% è formalmente a carico dell’agente.

Quanto cambia tra un agente monomandatario e uno plurimandatario?

La differenza non sta solo nei massimali contributivi. Un monomandatario lavora in esclusiva e ha diritto, secondo gli accordi economici collettivi di categoria, a un trattamento economico minimo garantito nel tempo; un plurimandatario porta con sé il rischio che le sue energie commerciali si dividano tra più aziende, ma costa meno in fase di avvio e si adatta meglio a chi vuole testare un territorio o un settore senza impegnarsi subito su un rapporto esclusivo. Nessuna delle due opzioni è oggettivamente migliore: dipende da quante provvigioni continuative l’azienda riesce a garantire, perché un agente valuta l’esclusiva in base a quanto guadagna davvero, non al titolo scritto sul contratto.

Cosa succede quando il rapporto finisce?

Alla cessazione del mandato l’agente ha diritto al FIRR, il fondo che raccoglie le quote di indennità accantonate durante il rapporto: le imprese versano a Enasarco entro il 31 marzo di ogni anno le quote maturate nell’anno precedente, mentre la quota relativa all’anno stesso della cessazione la liquida direttamente l’azienda all’agente, con una ritenuta d’acconto del 20% se è una persona fisica o una società di persone (PMI.it, FIRR Enasarco entro marzo 2026: aliquote, calcolo e procedura). Un’azienda che chiude un mandato senza sapere di dover liquidare quella quota direttamente si trova un conto da pagare fuori budget, proprio mentre sta già cercando il sostituto.

Chi guadagna e chi rischia in un mandato mal strutturato?

Un’azienda che non iscrive l’agente all’Enasarco nei tempi, magari per risparmiare sul primo trimestre, guadagna qualche settimana di liquidità e rischia contributi arretrati e sanzioni quando l’omissione emerge, tipicamente al primo controllo o alla prima causa per compensi non pagati. L’agente che accetta un mandato senza farsi specificare per iscritto se è mono o plurimandatario rischia di scoprirlo solo alla cessazione, con differenze di migliaia di euro sul FIRR accumulato negli anni. Chiedere per iscritto, prima di firmare, quale tipologia di mandato si sta stipulando costa una domanda e riduce il rischio di un contenzioso a fine rapporto.

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